giovedì 9 febbraio 2017

Ciao Shohei Konno, ti odio


Qualche giorno fa, con colpevole ritardo, ho finalmente portato a termine The Last Guardian, ultima fatica di Fumito Ueda & Co. Ho adorato il gioco, nei suoi poetici dettagli e con la sua straordinaria storia e narrazione, ma mi ha suscitato un incontrollabile odio verso un tizio di nome Shohei Konno. [...]

Mai sentito nominare il signor Konno? Beh, neanche io prima di arrivare ai titoli di coda alla fine del gioco, ma sapevo già di odiarlo dal profondo del mio cuore dopo solo un paio di minuti dall'inizio della mia avventura con Toriko.


Ma quindi, chi è costui? E cosa avrà mai fatto di così grave per meritarsi tutto questo astio? Beh, come potete vedere dall'immagine qui sopra, Shohei Konno ha svolto il ruolo di "Player / Camera Designer" per The Last Guardian. Un ruolo di grande importanza nello sviluppo di un gioco che a conti fatti è un platformer a tutti gli effetti. Ma diciamocelo chiaro, Shohei Konno ha fatto proprio un lavoro di merda.

Scherzi a parte (Shohei Konno tvb comunque), se c'è una cosa che mi è stata chiara fin dai primissimi minuti di gioco, è che controllare la telecamera e padroneggiare i controlli sarebbe stata la sfida più grande, ben più grande che "controllare" la bestia, e così purtroppo è stato.

Era da tempo che un gioco non riusciva a farmi incazzare così tanto, riuscendo costantemente a farmi sentire incapace di attraversare anche i più semplici ambienti di gioco. Basta un movimento a cazzo (e totalmente automatico) della telecamera mentre stai per fare un salto per mandare tutto a troie e farti cadere verso morte certa.


EPPURE... eppure non sono riuscito ad abbandonarlo! Nonostante sia una persona veramente poco paziente, nonostante le magagne di telecamera e controlli, nonostante i mille lanci del controller contro il muro, nonostante tutto... me lo sono giocato fino alla fine, completamente catturato dalla fantastica storia d'amicizia tra il ragazzino e la bestia. Stregato da quello che forse è uno dei pochi giochi che può davvero essere definito arte.

The Last Guardian riesce ad ammaliarti e toccarti nel profondo, e nel far ciò riesce totalmente a farti dimenticare di quanto sia tecnicamente "rotto" e non adeguatamente polished per un prodotto uscito a fine 2016. Ma in fondo chissenefrega, come si fa a dire di no a un musino così? <3



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