martedì 7 febbraio 2017

Il concetto di sala giochi moderna


Sabato pomeriggio, Londra è grigia e piovosa come al solito. Sono circa le tre, ma l'imbrunire già avanza. Le vie del centro pullulano di infreddoliti turisti. Noncuranti autoctoni li schivano, evitando accuratamente di fare eye contact, ma visivamente infastiditi dai chiassosi e "overly-friendly" europei d'oltre manica.
Nonostante la scala di grigi che solitamente caratterizza la capitale inglese, tutto cambia entrando a China Town. Qui, colori, suoni e odori teletrasportano ben lontano dal solito grigiume vittoriano. Le facce cambiano, e immediatamente diventa evidente si essere ospiti in terra straniera.
È a cento metri da tutto ciò, che, in una non troppo rassicurante via nel cuore di Soho, si staglia un'insegna al neon: Las Vegas. [...]



Le premesse ci sono tutte e dall'esterno si intuisce subito che si tratta dell'ennesima sala slot gestita da qualche famiglia cinese, magari come facciata per qualche altro losco business. In effetti, nella stanza al livello della strada, Las Vegas è una sala slot a tutti gli effetti, moquette rossa, suoni molesti e acre odore di sigarette inclusi, ma - prendendo in prestito la tagline dai Transformers originali - c'è più di quello che gli occhi vedono e la vera tana del bianconiglio è celata da una ripida serie di scale che portano al livello sotterraneo.

Già dal primo scalino si viene investiti da quello che probabilmente è il più molesto inquinamento acustico possibile, ma che in certo senso ha qualcosa di familiare. Il confuso e assordante mix di Eurobeat e J-Pop/K-Pop inizia prepotentemente e inesorabilmente ad avvolgere l'ambiente circostante (per la gioia dei timpani che ancora devono abituarsi al cambio di pressione dei diversi metri underground), la temperatura sale e le intermittenti luci al neon, in combinazione con ogni sorta di monitor e display, rendono gli occhiali da sole quasi necessari.


È qui che avviene l'epifania. È qui che, tra gente impegnata a ballare, suonare, guidare, sparare e lottare, ci si ritrova catapultati indietro di dieci anni, forse anche venti, quando le sale giochi pullulavano di assidui frequentatori, quando si faceva la fila al cabinato "prenotando" il posto posizionando ordinatamente la propria moneta sul fianco dello schermo, quando non erano solo un punto di ritrovo, ma un po' una seconda casa. Ma Las Vegas Arcade è molto più di questo, Las Vegas Arcade è una sala giochi moderna, che si è dovuta evolvere per poter sopravvivere nel nuovo millennio.


Ma cosa rende una sala giochi "moderna"? Beh, se pensate alla classica immagine delle arcade degli anni '80 (ma anche '90 o primi 2000, dipende dal vostro background, anche geografico) sicuramente vi verrà in mente un ambiente, sì accogliente, ma spesse volte un po' anonimo e perlopiù impersonale. Essendo nato e cresciuto nella ridente città di Rimini, dove le sale giochi sono sempre state (e continuano a essere) una realtà tangibile, le ho frequentate per buona parte della mia vita e sono state negli anni luogo di svago, punto d'incontro, ma anche teatro di svariate gioie e dolori (anche non strettamente legati al videogiocare). La sala giochi ha sempre fatto parte della mia vita (e immagino di quella di tanti altri), ma mai attivamente, sempre un po' in background e rimanendo per lo più anonima (tanto che molte sale giochi nella mia città natale neanche hanno un nome, o semplicemente riportano l'insegna "Sala Giochi").


Questo è probabilmente dovuto a come "l'esercizio commerciale sala giochi" è sempre stato gestito, un luogo dove i clienti entrano e iniziano a pompare monetine dentro grosse macchine automatiche, interagendo (e neanche così frequentemente) solo con altri clienti, ma non hanno alcun contatto con l'esercizio stesso (a parte l'inevitabile cambio dei gettoni, comunque recentemente ovviato dall'installazione di macchinette automatiche, o la richiesta delle chiavi del bagno) e nessun attaccamento all'identità del luogo. Insomma non si sentono parte una community.
Ed è proprio "community" la parola chiave per capire il concetto di arcade moderna. Un esercizio commerciale che si evolve e in qualche modo si umanizza (passatemi il termine) agli occhi di chi lo frequenta, dandogli un senso di appartenenza a una comunità, appunto, che condivide un comune interesse.

La chiave del successo di Las Vegas Arcade (e di, ahimè, poche altre arcade) è stata proprio questa capacità di creare un luogo di ritrovo senza lasciare che rimanesse anonimo, ma partecipando attivamente alla vita di chi lo frequenta e coinvolgendo la community attraverso le più semplici (ma efficaci) attività. Diventando effettivamente una sala giochi moderna, capace di aver successo dove in molti hanno fallito e di rimanere rilevante anche nel 2017, dove l'home entertainment la fa da padrone.

Questo scopo è stato raggiunto facendo scendere sul campo la figura di un manager, che col tempo è diventato il volto stesso di Las Vegas Arcade. Questo grazie a una costante attività sui social media, all'organizzazione di tornei ed eventi settimanali/mensili (con tanto di live streaming) e in generale a un approccio diretto e amichevole con i clienti/fruitori stessi. Quindi se vogliamo, una gestione molto più orientata sul modello dei Game Center giapponesi. Altro aspetto focale della gestione di Las Vegas Arcade sta nella cura maniacale con cui i cabinati vengono mantenuti e aggiornati, cercando sempre di accaparrarsi le ultime esclusive giapponesi e addirittura assicurandosi location testing da alcune software house specializzate nel settore arcade.


Se non fossi a conoscenza di tutte le invisibili implicazioni che un esercizio commerciale del genere comporta, potrei tranquillamente dire che il community manager di Las Vegas tira avanti la baracca con le sue sole forze, e, per quanto ho potuto osservare durante questi anni, in parte è quello che accade, avendo quasi totale controllo su tutto quello che viene organizzato e installato all'interno della venue.

Quindi l'esistenza di una sala giochi ai giorni d'oggi è possibile, certo non semplice e senza difficoltà, ma comunque possibile, soprattutto nelle grandi città, dove orde di nuove e vecchie generazioni sono ansiose di condividere le proprie passioni in un tempio a loro dedicato. Bisognerebbe solo cercare di uscire dalla mentalità della sala giochi classica e tentare di trasformarla in qualcosa di più, in qualcosa di moderno.

LUNGA VITA ALLA SALA GIOCHI!

PS: Ah, la prossima volta che passate per Londra, non dimenticatevi di farci un salto. Ne vale assolutamente la pena, ve lo assicuro! Qui trovate la pagina Facebook ufficiale.

2 commenti:

  1. anche in sicilia ci sono ancora salette che resistono ma il top è sempre in jap ma questa saletta non è lontana a vedere le foto dai famosi club sega di tokyo

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    1. Sì, diciamo che generalmente le sale giochi "resistono" in tutte quelle località che si basano sul turismo, vedi appunto Rimini o la Sicilia. Ma sono comunque lontane dal concetto di sala giochi moderna che ho provato a descrivere nel post.

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