domenica 2 luglio 2017

Persona 5 è il J-RPG perfetto (anche per chi non ama i J-RPG)


Ho finalmente finito Persona 5, l'ultimo capitolo della famosa saga J-RPG targata Atlus. Ho adorato ogni singolo minuto delle quasi 120 ore spese giocando, anche se normalmente odio i J-RPG con tutto me stesso. [...]

Com'è possibile, quindi? Com'è possibile adorare alla follia un gioco, anche se appartiene a uno dei generi videoludici che odi di più?

La risposta si cela nel perché generalmente odio i J-RPG (o anche gli RPG occidentali eh). Senza stare a farla troppo lunga, semplicemente non riesco a sopportare i combattimenti a turni, gli infiniti dungeon con random encounters, gli HP/SP/Mana Point/ecc, il dover craftare e skillare mille personaggi e oggetti; insomma praticamente tutti gli elementi chiave del genere, elementi che ovviamente sono presenti anche in Persona 5.


Ma Persona 5, a differenza della gran parte degli altri J-RPG, ha dalla sua parte il fatto di lasciarsi giocare a seconda delle preferenze del giocatore. Come? Innanzitutto e principalmente tramite la possibilità di selezionare la magnifica difficoltà "SAFE" (un livello sotto "EASY"), settaggio "ultra facile" che permette di giocare l'intera avventura senza la preoccupazione dei combattimenti, o almeno con la consapevolezza di non poter perdere, dando allo stesso tempo la possibilità di vivere la storia narrata e tutti gli altri aspetti e meccaniche del gioco al meglio e senza troppe ansie.


Soldi, oggetti, skills, quest, dungeon e boss non sono mai stati un problema per l'intera durata dell'avventura, lasciandomi la libertà di godermi l'intrigante storia, la magnifica narrazione, il design superbo e le relazioni tra i vari personaggi (e le romance con le mie waifu*).

Oltretutto Persona 5 è un gioco che già di default lascia molto spazio al giocatore, mai forzandolo a compiere una certa azione piuttosto che un'altra e garantendo un'immensa libertà di movimento fin dai primi minuti di gioco, molto rara in titoli del genere.
Certo, tutta questa libertà può risultare fin troppa (soprattutto all'inizio dell'avventura, dove non tutte le meccaniche sono chiarissime), ma è chiaro che diventa presto uno dei punti di forza dell'opera, lasciando vivere ad ogni giocatore l'esperienza che più desidera.


Il punto è tutti qui. Lasciar vivere al giocatore l'esperienza che più desidera, pur mantenendo intatta la visione narrativa del creatore. Sembra semplice, eppure non lo è.

117 ore e 53 minuti dopo, Persona 5 è entrato nella top 10 dei miei giochi preferiti di sempre pur facendo parte di uno dei generi videoludici che odio di più.

Ovviamente i punti di forza di Persona 5 sono tanti e molteplici, ma questa non è una recensione, quindi non avrebbe senso elencarli qui. Fatevi semplicemente un favore, giocatelo!


*Scherzo. Makoto unica waifu. Non tradirei mai la mia Queen.

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